Architettura

 La terra

 Pubblicazioni  Bacheca  Focus  Utilità
  Attualità   Storia    Diffusione    Opere    
 Home >> Architettura > Storia > Ksur/Igrem

  

Gli Ksur / Igrem di oltre Atlante – Marocco –

 

La cordigliera dell’Atlante divide il Marocco non solo geograficamente, ma anche negli stili di vita e di conseguenza, nel manifestarsi dell’architettura. I monti di questa cordigliera, che in alcuni punti supera i 4.000 metri di altitudine,  riversano periodicamente enormi quantità d’acqua nelle  vallate sottostanti creando cosi una estesa area punteggiata da oasi che precede il grande deserto del Sahara.

 

Col passare dei secoli, attorno a queste oasi sono nati molti villaggi fortificati denominati Ksar in lingua araba (Ksur in plurale) o Igrem in berbero (Iguerman in plurale). Il nome di questi villaggi deriva dalla parola “granaio” in quanto originariamente solo il granaio della comunità era protetto sia strutturalmente che come posizione all'interno del villaggio. Successivamente, in periodi storici più tumultuosi si rese necessario fortificare anche i villaggi. 

 

L’economia di queste popolazioni era basata sull'agricoltura, l’artigianato, l’allevamento e in modo particolare al commercio, infatti questi erano gli ultimi centri abitati da cui partivano e dove giungevano le carovane che, in due mesi a dorso di cammello, attraversavano il deserto e praticavano gli scambi con l’Africa nera.

 

 

 

 

 

 Le valli oltre Atlante

 Le cime dell'Atlante

 Le oasi prima del Sahara

1- Le valli oltre Atlante

2- Le cime dell'Atlante

3- Le oasi prima del Sahara

 Schema di un Ksar

 Pianta di una Kasbah

 Ksur di Ait Ben-Haddu

4- Schema di uno Ksar

5- Pianta di una Kasbah

6- Ksar di Ait Ben-Haddu

 Kasbah

 Scorcio in un villaggio

 Interno di una kasbah

7- Kasbah

8- Scorcio in un villaggio

9- Interno di una kasbah

 Fondazioni

 Costruzione di un muro in pisé

I mattoni di terra  

  10- Fondazioni di muro in pisé

11-  Costruzione in pisé 

12- I mattoni di terra

Costruzione del tetto

Solaio visto dall'interno

Superficie dei muri

13- Costruzione del tetto

13- Solaio visto dall'interno

14- Superficie dei muri

     

 

Ogni villaggio era organizzato in modo piuttosto rigido. In ogni uno erano presenti il pozzo, la moschea, il lavatoio, il granaio e la scuola coranica. In alcuni Ksur, oltre alle normali abitazioni, si trovavano delle abitazioni di famiglie facoltose, fortificate a loro volta e denominate Kasbah o Tigrem (piccolo granaio). 

Per accedere al villaggio vi era in genere un’unica porta d’ingresso incorniciata da due grossi bastioni. Le mura che racchiudevano i villaggi erano costruite in pietra o terra e avevano bastioni ad ogni angolo. Mentre gli edifici al loro interno erano costruiti in terra cruda, con la tecnica del pisé e dell’adobe.

 

Le fondazioni degli edifici erano in pietra e penetravano nel terreno per circa 50 cm. In alcuni casi emergevano dal suolo fino a 50 cm, ma non sempre era cosi, in alcuni casi le fondazioni rimanevano a livello del suolo. La loro larghezza era proporzionale all’altezza degli edifici ma non si rilevano fondazioni con spessori inferiori ai 60 cm. Questo perché non potevano essere più sottili dei muri che avrebbero sorretto e i muri in pisé, ad esempio, devono essere piuttosto spessi, sia per motivi strutturali che per “necessità operativa”, infatti il muratore ha bisogno di spazio per muoversi agevolmente dentro le casseforme nelle operazioni di battitura della terra.

 

I muri in pisé venivano costruiti usando delle casseforme in legno di palma da dattero. Le loro dimensioni variavano da villaggio a villaggio, ma le più diffuse misuravano 60-80 cm di altezza e 1,4 - 1,8 m di lunghezza.

 

Gli adobes erano molto usati sia per la struttura portante che per ornare gli edifici. Non’ostante ciò, visitando questi villaggi è possibile notare come la tecnica del pisé prevalga su quella degli adobes per la realizzazione di muri. Mentre i mattoni erano insostituibili per realizzare gli  ornamenti ispirati alle forme geometriche presenti nel patrimonio tessile della zona.

 

La terra utilizzata nelle costruzioni doveva essere rigorosamente non organica, poiché questa doveva servire solo a fini agricoli. Per fare gli adobes la terra veniva impastata con paglia di fieno. I mattoni venivano estratti dagli stampi e lasciati essiccare per un giorno intero, successivamente si giravano e si facevano essiccare ancora per un altro giorno. A questo punto erano pronti per l’uso. Le loro dimensioni erano variabili, i più piccoli erano di  24 x 10 x 7 cm, ma tutto dipendeva dalle necessità costruttive.

 

Oggi gli oltre 250 Ksur di oltre Atlante  sono in avanzato stato di deterioramento e in alcuni casi  sono addirittura crollati. La causa di questa catastrofe è da ricercarsi nel progressivo abbandono delle popolazioni che, a partire dalla metà del XX secolo, hanno cominciato a migrare verso i grossi centri urbani. Ma non solo, molti abitanti di questi villaggi non sentono più il bisogno di essere “rinchiusi” in questi fortini e scelgono di abitare in edifici più moderni, magari nelle vicinanze delle strade principali delle valli. 

 

La grave situazione di questi villaggi ha convinto il governo marocchino ha correre ai ripari costituendo, in collaborazione con l’UNESCO il Centro di Studi per il Recupero degli Ksur dell’Atlante Sud (CERKAS).

La svolta è avvenuta nel 1987, quando l’UNESCO dichiara patrimonio universale lo ksar di Ait Ben-Haddu, un maestoso complesso edilizio che comprende, all’interno sei kasbe, risalenti al XVIII, secolo e da numerosi altri edifici e abitazioni più modeste. 

Questo complesso è diventato, anche grazie alla vicinanza dalla capitale della regione Ouarzazate, un importante set per l’industria cinematografica e pubblicitaria, i cui proventi servono a finanziarne il restauro.

Le operazioni di conservazione e riconversione degli Ksur è iniziato da poco, speriamo che per molti di questi non sia troppo tardi.     

 

 

Le immagini 4 e 5 sono tratte dalla rivista spagnola Periferia n° 13

 Leggi anche:

Opere

Mappa del sito

 

 

home | architettura | la terra | pubblicazioni | bacheca | focus | utilità | post@ | español | english